lunedì 31 dicembre 2012

Il migliore dei mondi possibili?




Colpisce l'articolo di Gianpiero Dalla Zuana pubblicato domenica scorsa 30 dicembre  a pagina 5 dell'inserto Le lettura del Corriere della Sera, intitolato Fate largo alle badanti, se siete liberali. In sintesi, nel riprendere alcuni saggi usciti recentemente riguardanti la necessità di riformare il nostro welfare, Dalla Zuana sottolinea la proposta dei neo-liberisti del welfare, che si basa su tre pilastri:

  1. creare per tutti pari opportunità
  2. sollecitare le energie originarie della società secondo una logica liberale ed anticorporativa
  3. adottare un atteggiamento pragmatico, mettendo in soffitta le ideologie senza però dimenticare i valori base del welfare: uguglianza delle opportunità
Come solito, l'esempio più in voga è quello delle badanti. Questa figura in italia è prevalentemente svolta da donne immigrate, e giustamente Dalla Zuana sostiene che intervenire con un approccio anche legislativo in questo contesto contribuirebbe a migliorare la professionalità delle assistenti familiari e contemporaneamente anche quella degli anziani assistiti.

Per chi legge questo blog con periodicità, sa che questa necessità da tempo viene evidenziata. Ciò che in realtà lascia perplessi è una non secondaria affermazione secondo la quale le assistenti familiari non devono essere viste come un male minore rispetto al migliore dei mondi possibili, che l'autore individua come un idealistico mondo del welfare popolato da nostalgici che credono nell'utopia delle assistenti domiciliari stipendiate dai Comuni, dalle Case di Riposo pubbliche etc..

Qui forse si deve fare chiarezza. Non sempre, di fronte alla nascita di un nuovo modello di società, si deve intervenire piegandosi alle situazioni contingenti. Che piaccia o no, la garanzia del Pubblico (in questo caso, i Comuni) rappresenta ancora oggi la garanzia nei confronti dei cittadini circa la professionalità e l'imparzialità dei servizi.
Disegnare una società nella quale il servizio sociale è per la maggior parte demandato al privato non è modernità, ma ignoranza di ciò che è stato il welfare (e di cosa deve essere).
In molte Regioni si stanno aprendo (con in placet delle PA) dei Nidi condominiali o domiciliari, che spesso vengono finanziati dalle Regioni stesse. Questi interventi sono del tutto marginali rispetto alla necessità di convogliare le risorse per garantire ai nidi comunali di potersi ampliare o perlomeno mantenere le tariffe senza ulteriori aggravi.
Per quanto possano essere efficaci dei corsi professionalizzanti, il controllo diretto del Pubblico permette di fornire alla collettività delle garanzie precise: laurea degli educatori o esperienza pluriennale, supervisioni con psicologi e pedagogisti, coordinamenti degli operatori).
Questo vale in tutte le aree, dall'infanzia agli anziani. Pensare che una Casa di Riposo comunale sia una idea obsoleta, rischia di far abdicare l'opinione pubblica verso l'idea che non possa più esistere un mondo in cui i Comuni mantengono il controllo e sono essi stessi titolari dei servizi.

Se ci fossero fondi a disposizione, attivare un servizio di assistenza familiare (badante) gestito direttamente dal Comune sarebbe il massimo intervento possibile come tutela del lavoratore e dell'anziano. Si garantirebbe all'utente una assistenza completa (sostituzioni incluse), massima professionalità dell'assistente ed una tariffa adeguata alle fasce di reddito.

Visto che in poco meno di un mese il Corriere della Sera ha avanzato ben due articoli di plauso al neo-welfare liberale, è importante mettere dei paletti.

Per completezza di informazione, i tre testi citati nell'articolo sono

Alle radici del welfare all'italiana di Maurizio Ferrera, Valeria Fargion e Matteo Jessoula - ediz. Marsilio
Sono soldi ben spesi? di Alberto Martini ed Ugo Trivellato - ediz. Marsilio
Famiglie sole di Daniela del Boca e Alessandro Rosina - ediz. Il Mulino

mercoledì 19 dicembre 2012

Opinioni dalla rete e dalla carta. 1




Sino ad oggi questo blog si è caratterizzato per la Rassegna Stampa Sociale Settimanale, prevalentemente improntata sugli articoli dei quotidiani a tiratura nazionale.
E' indubbio però che le modalità di veicolazione delle idee e delle opinioni oggi passi esclusivamente attraverso la rete. Prova ne è che la rete offre, soprattutto nei blog all'interno dei siti di quotidiani e riviste, buoni approfondimenti ed ottimi spunti di riflessione.

Cambia pertanto con questa dicitura Opinioni dalla rete e dalla carta le modalità della rassegna stampa sociale. Da adesso troverete un riassunto degli articoli che trattano di welfare e sociale che non si limita alla carta stampata, ma si apre a tutto il web, con particolare attenzione ai blog dei giornalisti.

Visto che l'eccezione conferma la regola, l'articolo più interessante della settimana è quello comparso nell'inserto domenicale La Lettura all'interno del Corriere della Sera:
Corriere della Sera. Più liberi e più uguali con il neo-welfare
Reputo questo articolo di importanza fondamentale per capire le dinamiche che hanno portato ad un distacco così netto tra le politiche di welfare dell'europa del sud (la nostra) e quella del Nord. All'interno dell'articolo trovate degli importanti riferimenti bibliografici, che aiutano all'approfondimento.

Nel blog dell'Unità Salute per tutti Gavino Maciocco tratta in realtà dello stesso argomento del Corriere, solo con un piglio più sanitario. Ma in realtà riflessioni e criticità possono essere ricondotte alla stessa visione.
L'Unità.Salute per tutti. SSN. Allarme rosso

I restanti due articoli invece riguardano due aree diverse.
Nel suo blog La revolution en rose situato all'interno de Il Sole 24 Ore online, Anna Zavaritt ci parla del bonus baby sitter, e delle criticità di questo intervento.
Il Sole 24 Ore. La revolution en rose. Bonus baby sitter: un'occasione mancata per innovare

Da ultimo, interessante articolo su Il Manifesto online (blog Il quinto Stato) che analizza la situazione delle povertà in Italia.
Il Manifesto. Il quinto Stato. Istat: cresce la povertà nel quarto anno di crisi

martedì 11 dicembre 2012

Dai contributi per disagio sociale all'Osservatorio delle povertà.

Se non ammettessimo che la situazione dei Servizi Sociali in Italia è drammatica, faremo un torto al forte bisogno di realtà di cui questo settore ha bisogno.
Non mi riferisco solamente al taglio, o meglio all’azzeramento, del Fondo Unico Nazionale per le Politiche Sociali. Questo, naturalmente, è il primo motivo di profonda crisi nella risposta alle esigenze dei cittadini. In questo momento invece è necessario focalizzare l’attenzione su una particolare area dei servizi sociali: l’erogazione dei contributi.

L’erogazione di un contributo, a persona fisica o persona giuridica, ma questo lo approfondiremo più avanti, è un’arma a disposizione del Servizio Sociale per contrastare quelle situazioni di particolare disagio. Di Regione in Regione cambiano le tipologie di intervento, resta comunque un quadro abbastanza omogeneo per il quale fondi specifici vengono messi a disposizione dei Comuni per intervenire su situazioni di particolare gravità.
Qui si apre un profondo dibattito sulle modalità operative. Negli ultimi anni si è intervenuto, stante la continua crescita di nuclei familiari in forte difficoltà economica e sociale, pubblicando degli specifici bandi, aperti a tutta la cittadinanza, il cui criterio di valutazione per l’elargizione del contributo era la situazione reddituale (ISEE per chi lo applica, somma dei redditi familiari negli altri casi). I fautori di questa tipologia di intervento motivano il loro plauso sostenendo che il sistema garantisce una profonda equità di distribuzione, evita alla Pubblica Amministrazione di essere tacciata di imparzialità e permette di erogare una somma eguale a tutti i soggetti posti in posizione utile nella graduatoria.
Sull’efficacia del metodo non si può disquisire più di tanto. Certamente, si garantisce l’imparzialità degli uffici e, se si unisce ad una graduatoria impostata sul criterio reddituale qualche altra variante (ad esempio i figli minori a carico del nucleo familiare), è possibile mirare l’intervento con maggiore focus sulle famiglie problematiche.

Nella premessa si è pero detto che il vento è cambiato. Analizziamo le motivazioni.

In primo luogo, la situazione reddituale di un soggetto o di una famiglia può essere calcolata esclusivamente con riferimento alla precedente dichiarazione dei redditi. Ecco dunque che ad un reddito medio certificato nell’anno precedente, può corrispondere una situazione attuale di forte disagio (ad es. perdita del lavoro di entrambi i genitori). E viceversa, naturalmente.

L’erogazione di una somma in denaro predefinita può rappresentare, in molti casi, avulsa dalle reali necessità del nucleo familiare. Una famiglia con tre figli minori frequentanti le scuole e con un solo genitore lavoratore (di reddito basso) può giovarsi di un emolumento una tantum, ad esempio per il pagamento di alcune bollette. Nel caso di soggetti che hanno perso il lavoro o sono cassaintegrati, il debito da loro accumulato negli anni non si risolve attraverso una somma erogata dai Servizi Sociali attraverso la compilazione di un modello. In quel caso sarà necessaria una analisi approfondita dell’Assistente Sociale, per comprendere in modo puntuale dove e come intervenire.

Non è poi possibile indirizzare un contributo su obiettivi che possono migliorare (nel lungo periodo) lo status sociale del soggetto. Ad esempio: si riceve una domanda di accesso al contributo da un soggetto posto in mobilità da diverso periodo. Il soggetto è conosciuto da diverso tempo dai servizi, in quanto è interessato ai vari contributi che vengono erogati ai sensi di legge. L’Assistente Sociale è a conoscenza di un corso di riqualificazione (a pagamento) che prevede l’accesso a soggetti in mobilità, con la possibilità di buona spendibilità nel mondo del lavoro. Se gestito attraverso il bando, si erogherà al soggetto stesso una somma (ad esempio € 800,00) senza curarsi di come verrà utilizzata. Se invece sarà l’Assistente Sociale con propria relazione a gestire la situazione, finalizzerà il contributo esclusivamente all’iscrizione al corso.

Introduciamo ora la questione relativa al Terzo Settore ed alla necessità di sinergia con la Pubblica Amministrazione.
In questa crisi devastante, sappiamo bene che le fasce più deboli della popolazione hanno visto crollare la propria situazione economica ed aggravare pertanto il loro disagio. Le Associazioni di volontariato stanno svolgendo un ruolo fondamentale, in quanto sono in prima linea nell’intervenire in nuclei familiari disagiati attraverso il vestiario, il pacco alimentare ma anche con contributi economici.
Pensare pertanto di erogare ulteriori somme senza aver contattato le associazioni presenti nel territorio, rappresenta uno squilibrio nella gestione dei pochi fondi che la Pubblica Amministrazione ha a disposizione. Spesso i volontari operanti in queste forme associative conoscono i soggetti con maggiore particolarità rispetto alle Assistenti Sociali.

E’ dunque di fondamentale importanza pensare all’istituzione, in ogni territorio, di un Osservatorio delle povertà. La Caritas ha una forte storia in questo contesto, ma reputo fondamentale che l’Osservatorio sia coordinato dalla componente pubblica, in questo caso dal Comune. Le motivazioni sono facilmente riscontrabili: massima collaborazione con tutte le associazioni presenti nel territorio e messa a disposizione di personale qualificato, che solitamente solo i Comuni hanno.

Concludo con un ragionamento che può apparire filosofico. Gli enti di volontariato assistono, per la maggior parte, famiglie di immigrati la cui condizione è ai limiti della dignità umana. Sino a qualche anno fa, la richiesta di aiuto era un appiglio iniziale per poi stabilizzarsi sia da un punto di vista economico sia sociale nel nostro Paese. Ora anche coloro i quali avevano ottenuto una condizione di vita sufficiente stanno ritornando al guado (profondo) iniziale. Nella povertà, si sa, si fa di necessità virtù, quindi con un contributo minimo queste famiglie (allargate) riescono a “galleggiare” anche per qualche mese, privandosi di ogni bene, anche di prima necessità.
Continuando ad erogare soldi (anche pochi) a pioggia senza un obiettivo preciso, rischiamo di alimentare un sogno che, tristemente, è ormai svanito per sempre. Si è dissolta l’idea di un paese che ha le risorse per accogliere tutti, e non dobbiamo dare illusioni: il supporto dei Servizi Sociali non può essere l’unica fonte di sostentamento.

O meglio, può esserlo, ma non in uno Stato in cui le poche risorse destinate al welfare vengono inesorabilmente tagliate.

domenica 9 dicembre 2012

L'assistenza domiciliare. Mancanza di servizi e necessità di supporto familiare

Il Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi attraverso il proprio sito (http://www.famigliedisabili.org/wb/ ) ha indetto una campagna promozionale a favore del riconoscimento dello status di Caregiver familiare per tutti quei soggetti che assistono un familiare in situazione di gravità.

L'iniziativa del Coordinamento, che sta avendo una certa eco anche nella stampa, mi sembra rappresenti una notizia sulla quale vale la pena approfondire.
Secondo una elaborazione Censis su dati eurostat del 2009, in Italia la spesa annua procapite per la protezione sociale di malati e disabili gravi è pari ad € 438,40. Molto inferiore rispetto ad altri paesi europei: in Svezia è di € 1.425, nel Regno Unito di € 754, in Germania supera gli € 700.
Se si approfondisce ulteriormente il dato italiano, scopriamo che dei 438,40 euro che rappresentano la nostra spesa pro-capite, il 94,8% è rappresentato da contributi economici, e solo una parte irrisoria (€ 22,70) viene dato in servizi e prestazioni.
Ovviamente, nel resto dei paesi presi in considerazione non è così. In Svezia i servizi rappresentano il 49%, in Germania quasi il 36%.

Sono dati che rafforzano l'idea di una forte mancanza nell'offerta di servizi e prestazioni per la disabilità o comunque per patologie gravi nel nostro Paese. Per ovviare a questa carenza cronica, si è costretti a sostenere le famiglie (sempre in maniera molto parziale) attraverso dei contributi economici che solo in parte riescono a risolvere i problemi.

A rimarcare questa riflessione, un altro dato del Censis evidenzia che nel 56% dei casi è solo la famiglia ad occuparsi del malato.
Nel territorio si è cercato di ovviare al problema rinforzando le politiche a favore della domiciliarità. In questo contesto si fronteggiano da tempo due distinte opinioni. La prima, favorevole, è che il restare nella propria casa garantisce al malato un sollievo psicologico rispetto alla propria condizione.
La seconda, avversa, sostiene che l'istituto della domiciliarità permette di contenere la spesa che invece si dovrebbe sostenere per la nascita di servizi ad hoc e per i posti letto in strutture idonee.

Molte Regioni hanno avviato sperimentazioni relative all'Assegno di cura, un sostegno economico per chi assiste il malato gravemente non autosufficiente presso il proprio nucleo familiare. Anche in questo caso i dati vedono una buona riuscita della proposta, in quanto è ovvia una forte necessità economica da parte delle famiglie.
Questo però non deve distogliere dalla necessità di creare servizi. Non è possibile lasciare al familiare tutto il peso dell'assistenza, ed al contempo certe prestazioni non possono essere svolte esclusivamente nelle mura domiciliari.

Si deve incentivare pertanto la nascita di strutture idonee. Nel frattempo, è giusto aderire alla campagna del Coordinamento delle famiglie dei disabili per riconoscere all'assistente familiare il ruolo effettivo di caregiver, attraverso il prepensionamento ed una remunerazione specifica e maggiormente premiante.

Ma accanto a questa politica, deve nascere una forte rete di servizi.

martedì 13 novembre 2012

Cos'è la formazione esperienziale? Intervista all'Associazione Kamaleonte

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Paolo Carnicelli, esponente dell'Associazione Kamaleonte che ormai da anni realizza interventi di formazione esperienziale e di outdoor training.

Considerata l'espansione che sta avendo questa tipologia di formazione, e l'esperienza unica in Italia da parte dell'associazione, abbiamo posto a Paolo alcune curiosità.
Ecco la bella intervista che ne è scaturita.


D: Ciao Paolo. L'apprendimento esperienziale è un nuovo modello formativo al quale sempre più soggetti guardano con interesse e curiosità. Di cosa si tratta nello specifico?

R. Un antico detto dice: “Non è importante l'esperienza che fai, ma ciò che ne fai di quell'esperienza”.
L'apprendimento esperienziale è un tipo d'intervento educativo, nel senso più stretto del termine (tirar fuori). Il conduttore ha il ruolo di facilitatore dei processi di apprendimento; propone e fornisce la possibilità di fare un'esperienza specifica (nel caso dell'outdoor, in ambiente naturale); ma l'oggetto dell'apprendimento è proprio del partecipante. In senso maieutico, è solo la persona che sa cosa ha imparato dall'esperienza. Il facilitatore lo aiuta a farne qualcosa di utile a se stesso.

D. Uno degli aspetti più interessanti è senza dubbio la trasversalità della proposta: dai più giovani agli adulti queste esperienze possono risultare adeguate per ogni fascia di età. Perché?

R. Impariamo ad ogni età, ma con modalità diverse e aspetti diversi della conoscenza. L'età non è altro che un'aspetto dell'apprendimento. Per questo le proposte di formazione sono studiate specificamente per fasce d'età; in particolare fino all'adolescenza compresa.
In alcuni casi l'incontro in un corso fra persone di generazioni diverse ha un grande valore aggiunto: il confronto fra modalità differenti di elaborazione dell'esperienza, dove s'incontra la diversità in modo ancora più profondo.

D. Consapevolezza. Sviluppo. Cambiamento. Puoi dare una lettura in chiave “esperienziale” di queste tre parole? Qual’è il loro significato?

R. Siamo esseri in continuo movimento e cambiamento, giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza. Non possiamo fare a meno di crescere e di cambiare, perciò la consapevolezza diventa la chiave per accedere al valore dell'esperienza ai fini della ricerca del benessere.
Sviluppo indica il processo di aprire ciò che è “avviluppato”, cioè chiuso su se stesso. Questà è proprio l'immagine che come facilitatori abbiamo delle risorse della persona: già presenti in essa, ma da tirar fuori e utilizzare.

D. Quant’è importante l’aspetto outdoor in questo percorso formativo?

R. Crescere significa allargare la nostra visione del mondo e la nostra capacità di stare nel mondo trovando soluzioni alle difficoltà che incontriamo. E per crescere bisogna entrare in contatto con realtà a noi sconosciute, uscire dal comfort e scoprirci diversi da come pensavamo di essere; in quest'ottica l'ambiente naturale, l'attività outdoor, contribuisce a metterci in uno stato di scoperta più profonda di noi stessi e degli altri, perché si hanno meno punti di riferimeto sicuri, meno certezze.

D. Uno sguardo speciale ai giovani. Umberto Galimberti nel suo libro “L’ospite inquietante” scrive che il nichilismo “penetra nei  sentimenti dei giovani, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui”. Dalla tua esperienza di formatore, quanto nichilismo c’è nei giovani oggi e come li vedi cambiare al termine di un percorso di outdoor training?

R. Il nichilismo è uno stato mentale. Può produrre una situazione sociale, ma parte comunque dall'individuo. E' il risultato di un'elaborazione di ciò che uno percepisce, passato per filtri e valori personali.
Nel mio approccio formativo, lavoriamo proprio sulle modalità che la persona ha di costruirsi l'immagine del mondo, che necessariamente differisce da esso. Questa immagine a volte non è funzionale al benessere, ma spesso è d'intralcio al proprio sviluppo.
L'apprendimento esperienziale stimola un cambiamento del proprio modo di costruirsi la realtà più congeniale alla propria ricerca di senso di sé, degli altri, del mondo.

D. Da cosa o da chi nasce la Formazione esperienziale? Ci puoi consigliare una bibliografia essenziale per chi si vuole approfondire l’argomento?

R. Si può andare notevolmente indietro nel tempo, fino a trovare pilastri dell'apprendimento come Socrate e poi altri grandi pensatori, fino a Rousseau, che nell'Emilio esprime il concetto fondante di sviluppo ed educazione attraverso il contatto immediato, nel senso di non mediato, con la natura.
Nei tempi moderni ci rifacciamo a Kolb, che negli anni ottanta ha formulato la teoria del “ciclo dell'apprendimento”, rifacendosi ai pensieri di Lewin, di Piaget e di Dewey.
La bibliografia di questi autori è vasta e, in italiano, non c'è un vero testo di riferimento.

Per Franco Angeli, abbiamo partecipato alla stesura di un testo, redatto a più mani, che può fornire un utile orientamento: Formazione esperienziale: istruzioni per l'uso. Wiki-manuale per orientarsi nell'experiential learning.

D. L’associazione KAMALEONTE è ormai una realtà consolidata nel panorama italiano. Quando nasce e come si è sviluppata?

R. Fondata ufficialmente nel 2005, anche se costituita già da diversi anni sotto la forma di cooperativa “Tre periodico”. Il team nasce dall’incontro di un gruppo di pionieri dell’educazione non formale e dell’apprendimento esperienziale, nonché di ricercatori e redattori di pubblicazioni in ambito pedagogico.
Rivolta sia sul territorio nazionale che quello internazionale, è partner di diverse realtà che lavorano per la crescita e lo sviluppo personale di bambini, giovani e adulti, attraverso la metodologia dell'apprendimento esperienzale; è dunque specializzata in percorsi formativi per aziende pubbliche e private, scuole, istituzioni, associazionismo e singoli profili come educatori, formatori e psicologi.
Tra le diverse realtà del quale il Kamaleonte è partner, emergono la “Rete Educare ai Diritti Umani” (www.educareaidirittiumani.net) e la “International Academy of Experiential Learning” (www.viaexperientia.net), che sul territorio internazionale è diventata, negli ultimi 3 anni, una realtà di rilievo per la formazione professionale di facilitatori di processi formativi.
Ulteriori informazioni si possono trovare sul nostro sito www.kamaleonte.org.




martedì 6 novembre 2012

Experiential Learning Outdoor a Fabriano



Circa due anni fa su questo sito parlavamo dell'outdoor training e della formazione esperienziale.

Questo tipo di formazione utilizza metodologie e strumenti tradizionali per rafforzare l'apprendimento ed è realizzata da formatori esperti nella gestione dell’apprendimento degli adulti e quindi non si limita a proporre divertenti e suggestive attività fine a se stesse ma supporta il partecipante all’interno di un preciso percorso formativo finalizzato allo sviluppo di precise competenze target.


Di solito viene svolta in modalità outdoor, ma non mancano esperienze indoor.
Il partecipante apprende utilizzando tutti i suoi canali, cognitivo, emotivo e fisico e viene stimolato all'apprendimento confrontandosi con un terreno sconosciuto. E' costretto ad adattarsi, correre dei rischi, operare anche senza conoscere tutte le risposte e di questo fa esperienza.

Nell'anno 2011 l'Ambito Territoriale Sociale n.10 ha sperimentato questa tipologia formativa con dieci ragazzi del territorio, all'interno di un progetto più ampio promosso dalla Provincia di Ancona e relativo all'orientamento dei giovani.
Il corso è stato un successo, sia per quanto riguarda il feedback dei partecipanti, sia per quanto concerne un positivo ricontro dell'esperienza all'interno del progetto, in quanto ha fornito ai ragazzi un ulteriore strumento per conoscere se stessi ed orientarsi nelle scelte della vita.

L'Associazione KAMALEONTE, che aveva curata quel percorso formativo ripropone anche nel 2012 (dal 15 al 18 Novembre) una quattro giorni di Experiential Learning Outdoor nell'incantevole cornice dell'Abbazia di San Biagio in Caprile. I posti disponibili sono sino ad un massimo di 15 partecipanti.

Per maggiori informazioni: http://kamaleonte.jimdo.com/formazione-a-catalogo/experiential-learning-outdoor/

giovedì 25 ottobre 2012

Il docente di sostegno ai disabili continuerà ad essere assegnato dalle Asl

Grande clamore aveva provocato il cambiamento inserito nel Decreto Legge di Stabilità circa il soggetto preposto all'assegnazione dell'insegnante di sostegno.

Secondo la proposta del Governo, la scelta doveva passare dall'Asl all'INPS:

"le funzioni di valutazione della diagnosi funzionale “propedeutica all’assegnazione del docente di sostegno all’alunno disabile (…) sono affidate all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS)”.

questo il testo inserito nel Decreto.

Le associazioni dei disabili, in testa a tutte la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) hanno fortemente avversato questa norma, ed oggi si apprende che la Commissione Bilancio della Camera ha stralciato la proposta.

Restano dunque invariate le competenze di assegnazione nelle mani delle Asl.

Il Presidente della FISH Pietro Barbieri ha rilasciato un comunicato nel quale plaude alla decisione della Commissione:
È una buona notizia per l’inclusione scolastica,  anche se l’impegno in questo ambito non si esaurisce certo solo contrastando le misure peggiorative: è una battaglia quotidiana per le garanzie al diritto costituzionale allo studio fatta anche di proposte troppo spesso inascoltate”.

sabato 13 ottobre 2012

Legge di stabilità. Aumento dell'IVA per le Cooperative Sociali



La legge di stabilità 2013 prevede un aumento dell'IVA anche per le Cooperative Sociali, che dunque passerà dal 4% al 10%, con un ritocco ulteriore dal 1 Luglio 2013, momento in cui le Cooperative saranno costrette a fatturare con IVA al 11%.

Questo cambiamento, che sta passando in secondo piano rispetto ai principali interventi previsti nel Decreto (su tutti, la diminuzione dell'Irpef dell'1% per i redditi bassi ed il blocco delle accise sui carburanti) ha invece una portata epocale nel settore dei Servizi Sociali.

Sino ad ora il grande vantaggio del regime agevolato cui usufruivano le Cooperative era il punto di forza dell'appalto dei servizi da parte degli Enti locali e delle Pubbliche Amministrazioni in generale. A tal proposito, si ricorda che l'IVA, mentre per un privato in regime di Partita IVA è un costo deducibile, per un ente pubblico è indeducibile, rappresentando pertanto una spesa a tutti gli effetti.

 Perchè dunque il legislatore aveva introdotto questa agevolazione? Per diversi motivi. Intanto, per far inserire nel mondo del lavoro l'istituito della Cooperazione. Inoltre, per riconoscere a questa particolare forma societaria (che in teoria dovrebbe inserire nel mondo del lavoro soggetti disagiati, con disabilità o di difficile ricollocazione occupazionale) uno status particolare.

Nei servizi sociali inoltre è previsto, negli appalti sotto la soglia comunitaria annuale, l'obbligo di avvalersi esclusivamente di soggetti cooperativi, considerata sia la spesa contenuta del servizio (IVA agevolata, appunto) sia una certa professionalità riguardo gli interventi.

Cosa succederà ora? La prima riflessione riguarda la mancata nascita, in Italia, delle Imprese Sociali, previste nel nostro ordinamento ma mai realmente sbocciate. Con la fine delle agevolazioni a favore della cooperazione, sarebbe stato auspicabile un forte incremento di questo istituto.
Inoltre. E' cosi' fuori luogo pensare che si possa ritornare ad una forte presenza, in prima persona, degli Enti locali? La gestione dei servizi in house può essere una soluzione.

Una ultima domanda. Quale futuro per i lavoratori? Sono tantissimi gli operatori sociali occupati nelle cooperative, spesso con contratti anche solo per poche ore, ma che riescono ad ottenere una occupazione in questa crisi senza termine. Per loro, quali strade si prospettano? 

martedì 2 ottobre 2012

Risorse, strategie e crescita del Terzo Settore




Pochi giorni fa (il 27 Settembre) su Avvenire (http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/La%20risorsa%20delleconomia%20sociale%20%20per%20una%20crescita%20dal%20basso.aspx?goback=%2Egde_3263202_member_170850154) è stato pubblicato questo interessante articolo sul Terzo Settore e sulle sue potenzialità.

Non voglio dilungarmi sull'esprimere idee che già in questo blog sono state ampiamente argomentate.
Mi piace comunque sottolineare che sono sempre più numerosi gli attestati di stima nei confronti dell'associazionismo e del Terzo Settore in particolare. Certo, sono attestati che avrei preferito leggere qualche anno fa, quando ancora il sistema Italia era in condizioni di pseudo-benessere.
E' vero: questo Settore è forse l'unico in questo momento storico a garantire assunzioni e posti di lavoro, dimostrando che, come già ripetuto sino alla noia in questo blog, il welfare è una occasione imperdibile di crescita economica.

C'è un ma. Abbiamo veramente idea di quale sia la retribuzione di un operatore sociale che opera a contatto con i nostri figli, con i nostri padri e con le nostre madri, in una condizione disperata di bisogno? Bisogna essere chiari: bassissimo. Non è così che si rende appetibile un lavoro.

E poi. Continuo a leggere di passaggio dal welfare state a welfare sussidiario, o a welfare inglese. Siamo sicuri di essere capaci a costruire un modello di assistenza realmente funzionante? Non è che forse gli operatori del settore verranno ancora di più strozzati da retribuzioni che a quel punto saranno in balia di ulteriori fattori di precarietà?

Da ultimo. Come si può intravedere una possibilità di crescita senza un forte intervento centrale a sostegno del sistema? Si può rafforzare il Terzo Settore diminuendo drasticamente (azzerando) i fondi a disposizione degli Enti locali per i servizi sociali ai cittadini.

Sono convinto che abbiamo milioni di proposte da avanzare per creare un welfare più moderno ed allo stesso tempo volano economico. Ma il quadro normativo deve essere chiaro. Ed anche le risorse. 

domenica 16 settembre 2012

Una possibilità per tutti di Francesco Giubileo



Da tempo non mi capitava di leggere un libro così specifico ed esaustivo sulle politiche sociali ed in generale sul welfare.
Una possibilità per tutti - proposta per per un nuovo welfare scritto da Francesco Giubileo ed edito da Secondavista Edizioni è un saggio realistico ma allo stesso tempo propositivo che non può mancare nella scrivania di noi operatori sociali e soprattutto collaboratori dei policy maker.

Giubileo si dimostra un approfondito conoscitore della materia nella minuziosa descrizione della situazione attuale del nostro welfare, evidenziando le aree di lavoro delle quali il welfare stesso di compone. Da una parte, le politiche del lavoro e dall'altra (naturalmente sempre collegate) quelle sociali.
E nel fotografare il contesto nel quale ci muoviamo nel settore delle politiche sociali e dei servizi sociali, Giubileo evidenzia la grande occasione persa del nostro welfare: l'attuazione dei dettami della Legge 328/2000:
- la definizione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA)
- la costruzione di reti decentrate di intervento sul territorio
- l'accreditamento del Terzo Settore

Pagina dopo pagina il lavoro minuzioso di ricostruzione e descrizione delle attuali politiche sociali riguarda tutti gli attori del settore, descritti con grande efficacia e senza timore di far emergere verità sgradevoli: il paragrafo sulle cooperative sociali e sul loro mancato apporto alla crescita dell'intero sistema di welfare sociale, unito all'illusione che le stesse potessero incidere sull'offerta occupazionale, sono di gran lunga le due pagine più condivisibili che abbia letto in questi anni.

Il libro è una occasione unica di conoscere il perchè della crisi attuale del welfare, e soprattutto di compararlo con la situazione di altri paesi limitrofi (Francia, Gran Bretagna e Germania su tutti), scoprendo pertanto la grande anomalia italiana: l'assoluta disomogenità dell'offerta e delle politiche dei diversi territori.
La differenza occupazionale, politica, sociale e di offerte tra Nord Ovest, Nord Est, Centro e Sud diventa la chiave di lettura fondamentale per leggere il contesto attuale.
Contemporaneamente, Giubileo racconta delle esperienze locali (Torino e Regione Campania su tutte) a livello di sperimentazione che rappresentano dei modelli dai quali partire per intervenire in altri territori.

L'ultima parte del libro, la più importante, propone almeno due innovazioni indispensabili per cambiare le politiche di welfare: l'introduzione del Reddito Minimo e la revisione del Fondo sociale per i non autosufficienti.
Senza svelare il contenuto delle due proposte, le ritengo, per la puntualità della descrizione e per la fattibilità, due concreti progetti che debbono essere avviati per rispondere ad un settore che può diventare volano di crescita nel nostro Paese.

Una possibilità per tutti è un saggio adatto sia a chi vuole saperne di più sulle politiche del mondo del lavoro e del welfare sociale, sia a chi, addetto ai lavori, cerca proposte nuove e nuovi orizzonti per definire le politiche locali e nazionali (soprattutto).

Per saperne di più: http://www.secondavistaedizioni.it/secondavista/it/book.html?id=4