lunedì 6 febbraio 2012

Riflessioni dopo il Convegno sulla Conciliazione

Il Convegno svoltosi il 26 Gennaio scorso sulla conclusione delle attività legate al progetto "Conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro" ha fatto emergere degli importanti aspetti legati alla necessità di proseguire sul percorso intrapreso, ma anche delle riflessioni sul futuro del Servizio Sociale e su quali saranno i suoi obiettivi nel lungo termine.

Mi sembra che il modo migliore per riassumere la mattinata di lavoro sia attraverso delle domande che sono scaturite dal dibattito, e che riescono a riassumere tutte le problematiche con le quale le Pubbliche Amministrazioni stanno combattendo.

a) Il Servizio Sociale può diventare una risorsa economica?

Questo mi sembra essere l'interrogativo principale di tutti coloro che operano nel settore. Il welfare non deve porsi come obiettivo il creare ricchezza, in quanto questa funzione viene già ricoperta da tutti i servizi che attualmente sono attivi (in maniera più o meno omogenea) nei nostri territori.
Analizziamo ad esempio la presenza o meno all'interno di un Comune o di un dato territorio di un Nido d'Infanzia. La prima ricaduta diretta si ha sul personale che opera all'interno, e pertanto la creazione di occupazione per le educatrici della struttura. Se il Nido viene appaltato a privati, si avrà una struttura amministrativa per la gestione dello stesso, con conseguenti altri posti di lavoro (in questo caso impiegatizi). E poi è d'obbligo pensare ad una ditta di pulizie che giornalmente pulisce e sanifica i locali, con altre figure professionali.
Vi è poi la ricaduta "indiretta" per quanto concerne chi usufruisce del Nido. Una mamma che porta il suo bambino all'asilo ha la possibilità di cercare un posto di lavoro. Ecco che pertanto una struttura per l'infanzia permette una crescita economica diretta ed indiretta del territorio nel quale viene allocata.
E' errato pertanto sostenere che il welfare sia esclusivamente un costo, quando invece in questa crisi congiunturale è stato uno dei punti fermi per il mantenimento di una certa occupazione.

b) E' giusto pensare di introdurre in Italia modelli di welfare stranieri?

Chi legge questo blog sa che pongo straordinaria attenzione a ciò che succede all'estero, ed in particolare nel Nord Europa, principalmente perchè trovo nel modello scandinavo, allargato anche alla Danimarca, una certa perfezione nello stato sociale e nel modo in questo questo impatta positivamente sulla vita dei cittadini. Questo non vuol dire che modelli esteri possano essere copiati ed introdotti tout court nel nostro sistema. Esistono delle differenze sociali evidenti tra l'Italia e, ad esempio, la Svezia che rendono impossibile l'introduzione di servizi particolari.
Una riflessione deve essere comunque spesa su queste differenze. Nel suo intervento il Prof. Yuri Kazepov ha evidenziato dei dati importanti sulla componente demografica e sociale del nostro paese. Con grande sorpresa dei presenti si è appreso che l'Italia è il paese che meno si affida ai nonni per la cura dei bambini in tutta Europa. Ma, quelle famiglie italiane che utilizzano la risorsa nonno per l'affido dei bambini, ne richiedono un impegno medio settimanale di 36 ore. Praticamente, un lavoro a tempo pieno, differentemente dal resto dell'UE, che si attesta ad una media di 6-8 ore settimanali. Questo vuol dire che dobbiamo flessibilizzare i servizi. La vecchia idea di strutture rigide nelle quali si entra alle ore 8:00 e si chiude alle 17:00 applicando una tariffa mensile unica è obsoleta. Oggi il servizio pubblico deve comprendere le esigenze dei cittadini, rendendosi più flessibile, anche attraverso una maggiorazione delle tariffe, se queste però rendono un servizio efficace al genitore lavoratore o in cerca di occupazione.

c) E' giusto allora importare esperienze da altre Regioni?

Anche in questa caso la risposta è no. La soluzione deve essere locale, in quanto anche a distanza di pochi chilometri i servizi offerti hanno differenze importanti. La cronica mancanza in Italia di una normativa sui Servizi Essenziali (ormai non ha nemmeno più senso chiederla) ha reso ogni territorio completamente diverso da quello adiacente. Gli asili familiari attivati nella Provincia di Bolzano nascono in una situazione geografica ed economica completamente diversa da quella di altri territori. Così come è difficile replicare il modello Emiliano che si basa su ingenti risorse che è ormai impossibile sostenere.

d) Il Progetto Conciliazione attivato quale ricaduta ha avuto sul territorio?

Due anni di lavoro sono un periodo non troppo dispersivo ma comunque importante per valutarne gli effetti. Indubbiamente il grande merito del progetto è stato quello di creare occupazione e di rappresentare un sollievo per le famiglie. Le criticità invece sono state rappresentate dal settore delle aziende, che hanno avuto difficoltà ad attivare le misure relative della maternità facoltativa e del telelavoro. Su quest'ultimo aspetto è necessario accogliere questa critica, in quanto allargare in maniera incontrollata l'attivazione del telelavoro non rappresenta una risoluzione del problema conciliazione, ma può invece diventare un'altra forma di precarietà occupazione. Il telelavoro è utile se inserito in un contesto più ampio di attivazione all'interno del privato di forme di flessibilità degli orari.


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